Era il 31 Ottobre

Caro diario,

sono passate poco più di tre settimane da quel momento e ad oggi cerco di trovare il tempo di scriverne.

Mi ero promesso di farlo mentre vivevo quegli attimi ed avevo ancora una sorta di ispirazione vivida in me.

Adesso invece mi sembra di averne un sentore annacquato, ma una promessa è una promessa e la voglio mantenere.

Ecco il mio racconto.

Mi sveglio, sono tranquillo nonostante i parenti, non sarà una giornata difficile.

Ieri l’anestesista, un giovane dottore vestito in jeans, quando è venuto a prendere le mie firme sul consenso mi ha anticipato che avrei dovuto attendere la tarda mattinata, ma chissà che cosa vorrà dire: le dieci, le undici o mezzogiorno?

Niente di tutto questo.

Sono già passate le due quando mi portano in sala operatoria.

La flebo non sul braccio sinistro per favore, intuisco che per loro sia sicuramente più comodo lì ma mi fa ancora male per i postumi di un incidente di gioco, me la faccio mettere a quello di destra.

Le infermiere qui sono diverse, sono più giovani ed entusiaste sembrano anche più interessate al loro lavoro, una di loro ha più tatuaggi di un Maori e mi chiede della Sardegna, l’ha capito dal cognome, ha un cugino che si chiama come me e che ha la mia stessa età. Poi da lì si parla di bambini e intanto l’anestesia fa effetto e mi portano dentro, in sala operatoria.

Non lo sapevo ma Merylyn era appena là fuori e chiedeva di me, le domandavano se era lei la madre di due bimbi di 3 e 5 anni.

Ecco qua, l’attesa è finita.

Mi coprono l’occhio sinistro e io decido di guardare col destro, quello malato.

Vedo tutto annebbiato tre palle luminose che probabilmente sono il microscopio o qualcosa del genere.

Sento che mi tagliano la cornea vecchia e ci ironizzo sopra, ha visto che bella piramide?

Il professore mi risponde notevole, notevole.

Intanto seguo tutto è una sensazione davvero rilassante gli strumenti sembrano accarezzarmi mi sta venendo sonno, mi trovo a mio agio…

Vedo i fili con cui mi cuciono ma è sempre tutto molto offuscato come se avessi bevuto litri di vino nero.

Come va laggiù? Mi chiede il professore.

Bene mi sto quasi addormentando.

Se vuole si assopisca pure.

L’intervento dura un’ora.

Mi portano quindi in reparto, Merylyn non c’è è andata a prendere i bambini.

C’è la mia sorella minore che mi aspetta accanto al letto.

Adesso, lo so, comincerà la parte difficile ma sono in pista e pedalo.

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