Col nuovo giorno

La moto è nel limbo, non so se riuscirò a ripararla.

Per adesso è posteggiata in mezzo alla strada.

Decido di andare ad allenarmi in autobus. Guidare l’auto con gli anni mi è diventato antipatico e poi in città non riesco a sopportare le code, il traffico, il tempo perso senza poter far altro, non so non mi piace e basta.

Finirò tardi ma ho controllato gli orari non dovrebbe essere un problema.

Invece queste mie supposizioni devono scontrarsi con la realtà dei fatti.

All’andata gli autobus son in forte ritardo devo aspettare qualche minuto di troppo rispetto all’orario, ma riesco ad arrivare dopo 70 minuti di viaggio (per coprire 6 km).

Ho dovuto cambiare 3 linee, coincidenze non perfette.

Al ritorno ci metto del mio, non sono mai troppo veloce a farmi la doccia quando sono stanco.

Trotto rapido verso la fermata, sono le 22:45 circa.

La speranza è di arrivare alla fermata della stazione ferroviaria attorno alle 23, insomma in tempo per prendere la linea che mi porta a casa e che parte dal suo capolinea, un paio di km a levante della stazione, proprio alle undici.

Niente da fare, alla fermata i miei propositi sono già smorzati, niente bus, arriverà ben dopo le 23, la tabella oraria alla fermata dice 2310, ma è qui qualche minuto prima. Ce la faremo?

Salgo convalido il biglietto lo metto nella tasca interna, la stessa del kindle, che estraggo per leggere, arriviamo alla stazione ferroviaria abbastanza velocemente ma la centralina che avvisa dei transiti in tempo reale non prevede il bus che mi porterebbe a casa: l’ho perso.

Continuo a leggere.

Una coppia di giovani fidanzati litiga, lui se ne va, lei lo insegue e lo trattiene, piangendo.

Qualche altro ragazzo chiacchiera, un uomo, alticcio, canta una canzone, forse è in Russo, è intonato e rallegra questa attesa.

Non mi distrae, riesco a continuare la lettura, non mi dispiace.

Cambio piani, per forza, prendo il primo mezzo che mi porta alle pendici della circonvallazione.

L’obiettivo è di prendere l’ultima corsa della funicolare.

Arrivo al capolinea della funicolare con 10 minuti di anticipo, parte col nuovo giorno, a mezzanotte.

Per mezzanotte e dieci sono a casa.

Al ritorno ho impiegato 85 minuti.

Beh la cosa che mi fa incazzare è che mi tocco bene le tasche, non so dove, non so come, non so quando ma ho perso il carnet di biglietti dell’autobus e questo è il vero danno!