Come Yannick

Yannick Jauzion si è ritirato questa settimana.
È stato il mio giocatore preferito, nel mio ruolo preferito (nel quale ho giocato per caso 30 minuti in tutta la mia pseudo carriera), per anni.
Così adesso includo delle immagini che ho preso quando abbiam giocato sotto la neve il 17 Marzo.
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Questo era il torrente che lambivo passando in maccchina, senza gomme da neve.

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Questo è come si presentava la strada.

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Questo il campo prima di essere avvisati che sì, si sarebbe giocato e che avremmo quindi dovuto montare le H sotto la neve.

Io odio il freddo figurarsi la neve, alle porte della primavera poi, scriverne oggi che sono in braghette e infradito non è male… 🙂

PS Sabato scorso ho recuperato quel che restava di Vespixedda dopo che i vigili mi hanno avvisato del suo ritrovamento. Praticamente solo il telaio. Che ho venduto mercoledì scorso ad un ragazzo che mi auguro abbia voglia di rimetterla in strada. Ho cambiato il mio avatar, adesso c’è baby bike.

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Sai che noia?

Eccomi, prendo la parola, a dire il vero con molta difficoltà.
I ragazzi hanno molte cose da dire, diversi nodi da sciogliere.
Come al solito parlano uno sopra l’altro, si rincorrono, nel volere essere sempre ineffabili.
Allora è un mostrare le penne, come pavoni, tatuaggi, bicipiti e certezze a profusione.
Anche il solito processo in contumacia, quello sí che è degno di Riccardo Cuor di Leone.

Ve lo dico, qui, sono emozionato, in realtà non è cosí, sto mentendo ma almeno sono esplicito: io smetto.

Parte un applauso, io annuisco ma penso esticazzi.

Sono contento, non l’avevo immaginata cosí ma poi non è andata male, c’è un sottile senso di appagamento nel modo in cui ho dato il mio commiato.
Sono stato sfrontato, addirittura categorico, ho toccato i tasti del melodramma, che io tengo famiglia, ma ho sbarrato la strada alle ipotesi.
Credo che non freghi a nessuno e questo non mi dá noia, sono entusiasta di cominciare un altro capitolo, sempre ovale, ma più consono alla mia età e mentalità.
Vado a casa e adesso sí mi sento un pó strano… Volo sulla mia baby bike.

Eccomi a casa, ancora un pochino emozionato, Merylyn mi smorza col suo solito cinico realismo.
Non crede a una parola sulle mie intenzioni, pensa che non sia sicuro delle mie scelte, perché a suo modo di vedere sto cercando troppe conferme.
Ma io non voglio la tua approvazione volevo solo dirtelo, perché mi sembrava una bella notizia.

Alla fine tra due persone che si vogliono bene non ci si capisce sempre ed è questo il bello di un rapporto.
Altrimenti sai che noia…

Una cosa che ho sempre odiato

È ancora estate dopo tutto.
Posteggio la moto là davanti, il portone confina con il bar più noto del centro per i suoi aperitivi.
Non ci sono mai stato, detesto le cose che van di moda.
L’avvocato mi ha dato le indicazioni, incluso il piano cui salire.
Entro nel palazzo, prendo l’ascensore, suono al campanello.
Mi viene aperto, un segretario mi chiede il nome, mi fa accomodare e mi annuncia.
Avrei parlato col padre. Il figlio oggi non c’è.
Sono dieci minuti di attesa, forse un quarto d’ora.
Osservo i quadri alla parete e l’arredamento.
Tutto profuma di stantio.
– Mio figlio qui impazzirebbe, mi ritrovo a pensare di fronte a quell’odore di polvere.
Qui è così tutto fuori dal tempo, c’è un’epoca, un cent’anni che separano queste stanze dal locale a piano terra.
Il candelabro sul tavolino mi ipnotizza, mi immagino il suo studio, scaffali vecchi pieni di tarme e tomi di diritto civile, impolverati, che arrivano fino al soffitto di 4 metri ed una scala come quelle che si vedono in biblioteca.
Eccolo, si presenta, sembra proprio un azzecca-garbugli mi invita ad accomodarmi nel suo studio e mi chiama per titolo.
Una cosa che ho sempre odiato.

C’est la vie

Sono pronto a salire in sella.
Un calabrone ha deciso di venire a morire lì, dove dovrei posare le mie terga.
Con un po’ di esitazione lo sposto, lo appoggio sul muretto.
Allora vado.
È buio e la strada di montagna mi sembra la vita.
Ad ogni curva un pericolo e il percorso si accorcia, svolti e vedi un altro pezzo. Tutta così fino in fondo alla valle.
Luccica un treno sulle rotaie là in fondo, sta andando in città.
Adesso arrivo anche io.
Quel che ho saputo oggi non mi è piaciuto molto.
So che un altro capitolo è chiuso, non si tornerà indietro.
È probabilmente l’ultima volta in vita mia che faccio questa strada e, sinceramente, non ho il minimo dispiacere.