Il Giardino e il calvario

All’inizio del 2012, una tiepida giornata invernale abbiamo aprofittato del bel tempo per portare i bambini a giocare in un parco vicino a casa.

Di quel pomeriggio abbiamo già scritto, per la precisione qui.

Quei giardini non sono malaccio, ma l’incuria la fa da padrone.

Quel giorrno scattai qualche foto, non so, era rabbia. In fin dei conti non dò la colpa al comune perché non appena mette a posto una qualsivoglia struttura nell’arco di un paio di giorni c’è sempre qualche furbastro che la deturpa.

Che sia un ragazzino in preda agli ormoni o uno stronzo qualsiasi, il risultato è comunque lo stesso:

Immag0067 Immag0068 Immag0066 Il fatto è che mi risulta molto difficile credere siano stati i bambini giocandoci, ma solo per un mio pregiudizio.

Poi venne il calvario, il mio. Giusto quella primavera un calvario sanitario, durato quattro mesi.

Così tanto ci è voluto per avere una diagnosi.

Poi per la mia cura, la fisioterapia, tre settimane.

Mentre aspettavo in una sala di un ospedale pubblico, per fare uno dei primi esami, uno di quelli sbagliati che non avrei dovuto fare ma che un’infermiera frettolosa e un medico impreciso causarono, ho visto questo:

Immag0076direi che sia lo scarico dei cessi del piano di sopra.

Per me si situa a metà strada tra l’opera d’arte e la cagata pazzesca.

Srotolava la giacca

Srotolava la giacca per metterla nella borsa e pensava a quanto caldo stesse facendo.
Non molto a dir la verità la temperatura era al di sotto della media.

Nel libro di Pino Aprile si parla dell’invenzione del terrone. Come sia stato plasmato, da uno sconfitto, l’italiano meridionale, al terrone.
Quell’immagine gli veniva in mente ora, in particolar modo, pensava al passaggio sulla vendemmia.
Che noi tutti siamo stati abituati alle elementari a considerarla situata nel momento in cui si fa in Piemonte, ma suo nonno vendemmiava prima e cosí era da secoli.

  • Possibile che arrivino i savoia e la nostra vendemmia non vale più? Sia in anticipo?
  • Ma perché poi?
  • Non si dovrebbe vendemmiare quando l’uva matura?

Cosí pensava che fosse a dir poco curioso che non esista il contrario della parola freddoloso: caldoloso non c’è.
Sentiva il sole sulle sue braccia, lo considerava tiepido, insomma non di molto sopra ai 20.
Eppure è normale soffrire il freddo, l’uomo è nato in Africa non ha il pelo dell’orso polare.
Ma non è l’uomo africano che ha vinto, adesso c’è l’uomo occidentale, che è evoluto, colonizzatore, civilizzatore.
Insomma un bel pezzo di merda razzista, che si serve e si è sempre servito di tutte le armi di cui disponeva per occidentalizzare tutto, anche se stesso.
La più potente di tutti è proprio il linguaggio.

Cosí era freddoloso, cosí come suo nonno che vendemmiava presto e quel terrone del suo vicino calabrese.

Il linguaggio ti fotte, per questo serve saperlo usare bene, altrimenti verrà usato su di te.