È impossibile

A volte la vita sembra un’operazione a cuore aperto.

In altri momenti invece è impalpabile, è lí ma non ti sembra di afferrarla mai.

Intanto scivola via, piuttosto velocemente.

Fai scelte, prendi una strada e ti allontani, non sempre volontariamente.

È impossibile non nutrire nemmeno un rimpianto, non covare mai un’indecisione.

Talvolta è insopportabilmente indicibile.

TI confronti con te stesso, i sogni infranti e i progetti inconclusi, li conti ed usi anche le dita dei piedi.

Sono comunque troppi.

Poi ci sono quei momenti in cui tornano a galla tutti i morti.

C’è Claudio, in un ossario comune, c’è Ivan, Matteo, Sandro, Filippo e quelli che conoscevi un pó di traverso e non ti ricordi nemmeno più come si chiamano.

Quei fantasmi sono veri.

Io son qui, ho sempre più capelli grigi e bianchi, il mio figlio più grande ha 4 anni io non ancora 40 e mi dice che sono vecchio. Ma non troppo, mi rassicura lui, perché i capelli bianchi sono solo sulle tempie sopra ce li ho neri.

Spesso mi chiedo che cosa sarà in grado di dire la bimba quando si deciderà a parlare meglio…

Ti amo vita.

Non posso nemmeno picchiarli

C’era il solito quintale di notizie orrende, ma ero rimasto colpito da questa.
L’anno prima avevo visto un bellissimo, drammatico e commovente documentario in televisione, al programma di Robecchi e parlava di quello.
Così la mia mente viaggiava come quando leggevo un romanzo di Maggiani, io romanzi ne leggo molto pochi preferisco la saggistica. Ero intrappolato dalla mia immaginazione.
Creavo una vita alla vittima ed ai suoi cari e mi tormentava la violenza di un mondo che li aveva condannati sin dall’inizio: questa violenza, questo mondo.
Nato aldilà di un confine e non sei più un essere umano.
Tutti quei bravi cittadini che odiano i poveri, ce li ho in faccia tutti i giorni e non posso nemmeno picchiarli.

L’estate sta finendo

Resta ancora una fiala nella confezione poi ho finito.

Posso dire di essere guarito, questa sera faro` l’ultimo aerosol ed ho soltanto ancora un po’ di tosse, qualche colpo ogni tanto, piuttosto forte, a dir la verita`, ma nient’altro.

Sono un paio di giorni che ho recuperato il gusto e riesco a sentire qualche odore ogni tanto.

Finale di merda di un’estate metereologicamente di merda.

Le temperature sono scese definitivamente e non sara` piu` possibile andare al mare.

Penso ai bambini, li vedo, come siano in grado di divertirsi con nulla, basta ci sia l’acqua e che possano scorazzare e schizzarsi a vicenda.

Giocare ai pirati o allo squalo placcatore in acqua e` molto piu` facile.

Il grande e` gia` tornato all’asilo e ora dovra` accontentarsi di andare al parco le domeniche.

Gli rimettero` a posto la bicicletta e via, come Valentino.

Pero`…che tristezza.

Dovremo aspettare, se fa come quest’anno, almeno altri 10 mesi (cioe` praticamente un anno) prima di poter vivere di nuovo tranquilli all’aria aperta.

Io non dico che debba essere estate tutto l’anno, insomma la natura deve fare il suo corso in un qualche modo le vogliamo ammazzare ste zanzare? Ci pensa il freddo chi se no?

Pensare che hanno anche ricominciato a giocare le partite di pallone e che gli itaglioti sono di nuovo tutti li’ a discutere di moduli e pretattiche come fossero cose non serie, ma vitali.

Va be`, con calma aspettiamo.

L’estate e` finita da un pezzo ormai.

PS: oggi ultima puntata de Il lungo e il largo, Radio2, l’ho ascoltata tutta l’estate, come l’anno scorso. Che forti quei due, Ciccio Valenti e Massimo Cervelli, io che il calcio non lo sopporto ho ascoltato con piacere anche tutti i loro passaggi pallonari… Peccato al via la depressione, anche se tornano 610 e Caterpillar.

Quando parlavo

Mi ritrovavo spesso, per indole, a dire cose personali, cosi’, con molta facilita`.

Quasi come non avessi alcun filtro, quasi come non fossi riservato.

Ma era ovvio, almeno per me, che il mio livello davvero intimo restasse ancora tale, non sviscerato.

Cosi’, per parlare del piu` e del meno, succedeva sempre.

Quando ci pensavo c’era sempre qualcosa che non mi piaceva, non le opinioni degli altri, quelle piu` razziste e superficiali o quelle del furbo di turno che gioca a fare il cinico, l’uomo arrivato, no, era qualcosa che riguardava me.

Usavo luoghi comuni ai quali non credevo per intercettare la comprensione, non la condivisione, ma la mera comprensione, del mio interlocutore, in quei casi sempre una persona ai miei antipodi.

Una specie di riflesso condizionato, orribile pero`.

Si’ perche’ certi luoghi comuni mi provocano ribrezzo e sono la quintessenza della violenza.

Negazione, privilegio, preclusione, tutto alla fine trova se non sorgente almeno conferma nel linguaggio.

Mi ricordavo di un gruppo crossover che ascoltavo da ragazzino, i Suicidal Tendencies che in una loro canzone dicevano the greatest weapon of the fascist is the tolerance of the pacifist e mi sentivo appunto troppo tollerante verso me stesso.