Il Giardino e il calvario

All’inizio del 2012, una tiepida giornata invernale abbiamo aprofittato del bel tempo per portare i bambini a giocare in un parco vicino a casa.

Di quel pomeriggio abbiamo già scritto, per la precisione qui.

Quei giardini non sono malaccio, ma l’incuria la fa da padrone.

Quel giorrno scattai qualche foto, non so, era rabbia. In fin dei conti non dò la colpa al comune perché non appena mette a posto una qualsivoglia struttura nell’arco di un paio di giorni c’è sempre qualche furbastro che la deturpa.

Che sia un ragazzino in preda agli ormoni o uno stronzo qualsiasi, il risultato è comunque lo stesso:

Immag0067 Immag0068 Immag0066 Il fatto è che mi risulta molto difficile credere siano stati i bambini giocandoci, ma solo per un mio pregiudizio.

Poi venne il calvario, il mio. Giusto quella primavera un calvario sanitario, durato quattro mesi.

Così tanto ci è voluto per avere una diagnosi.

Poi per la mia cura, la fisioterapia, tre settimane.

Mentre aspettavo in una sala di un ospedale pubblico, per fare uno dei primi esami, uno di quelli sbagliati che non avrei dovuto fare ma che un’infermiera frettolosa e un medico impreciso causarono, ho visto questo:

Immag0076direi che sia lo scarico dei cessi del piano di sopra.

Per me si situa a metà strada tra l’opera d’arte e la cagata pazzesca.

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